Tumore telefono cellulare? Uno studio paradossale in proposito



Non si sa se si trattava di una leggenda metropolitana o evidenza scientifica, ma alcuni (quasi 50) anni fa, negli ambienti universitari di medicina e biologia circolava la voce che due esami eseguiti sullo stesso campione, con lo stesso metodo, e con gli stessi reagenti potessero dare due risultati completamente diversi.
Sembrerebbe che questo paradosso si stia ripetendo per il rischio cellulari: mentre lo IARC, agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo sotto osservazione, classificandoli potenzialmente cancerogeni, i telefonini un’altro studio voluto e supportato dal Quinto Programma Quadro della Commissione Europea, dalla International Union Against Cancer, dall’International Epidemiology Institute e dalla Cancer Society danese ha sdoganato i risultati di Interphone Study Group svedese che, sulla base di un campione composto da a 427 persone malate e 822 sane, non avrebbe riscontrato nessun nesso tra i telefonini e il cancro al cervello.
Paradossale? Assolutamente no. Molto semplicemente l’OMS ha invitato ad osservare con maggiore attenzione gli effetti dei campi elettromagnetici prodotti dai cellulari e, prudentemente li indica come potenzialmente cancerogeni mentre lo studio svedese, osservando un campione, nega una relazione provata fra cellulari e tumori al cervello. Almeno a breve termine.
Ma gli utenti avranno certamente notato che nei manuali dei cellulari, fra le precauzioni d’uso, è apparsa una strana sigla: SAR, il tasso di assorbimento specifico che altro non è che la quantità di energia assorbita dal corpo se esposto a campi elettromagnetici. Ma, purtroppo, molti credono che l’indicazione di questo valore serva solo per mettere il riparo i produttori da una action class miliardaria come quelle che hanno colpito le multinazionali del tabacco.
A di là dei risultati degli studi limitarci nell’uso del telefonino e tenerlo lontano dalla testa usando l’auricolare non può che farci bene.