Suonerie a pagamento sotto la lente dell’antitrust

Vi ricordate di quell’essere malefico che andava in giro dopo la vittoria ai mondiali del 2006 cantando <<Adesso ridacci la nostra Gioconda, perché siamo noi i campioni del mondo…>>. Bene, penso che chiunque prima o poi ha pensato di non volerlo mai incontrare per strada!
Il boom delle suonerie per telefoni cellulari ci fu proprio in quel periodo. Era il 2006, gli smartphone ancora erano merce rara però i cellulari polifonici vivevano il loro periodo di massimo splendore. All’epoca in tv spesso si assisteva a incessanti spot pubblicitari in cui si invitavano gli utenti a mandare un sms per ottenere la loro suoneria preferita.
Foto Suonerie a pagamento sotto la lente dell’antitrust

Quello che, però, non si diceva era il costo delle stesse ed il fatto che, spesso, inviare un messaggio del genere equivaleva a stipulare una sorta di contratto che ogni settimana avrebbe inviato, a pagamento, tante altre suonerie non richieste sul nostro telefonino.
Negli anni la pratica non ha avuto più la stessa enfasi ma è comunque proseguita. Adesso, con un po’ di ritardo, anche l’Antitrust italiana ha deciso di indagare su questo tipo di sedicenti offerte. Certo, non è facile farci i conti. E non è facile trovare il sistema per costringere gli operatori a mettere in ginocchio quelli che ancora truffano gli utenti in questo modo.
Le fasce più a rischio sono, ovviamente, gli adolescenti e, purtroppo, anche i bambini. Già, perché da quando i genitori hanno deciso di regalare ai figli piccoli cellulari di ultima generazione, questi ultimi sono esposti a pubblicità ingannevoli che finiscono per accalappiare i meno esperti. Una soluzione è necessaria, ed anche a breve.

 

Suonerie a pagamento sotto la lente dell’antitrust

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